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Certificazioni linguistiche nella sanità e nella pubblica amministrazione: un cambio di rotta è imprescindibile
Lo scandalo dei certificati linguistici falsi in ambito sanitario ha creato un grande sconcerto tra la popolazione. Il consigliere del Team K ed esperto del settore sanitario Franz Ploner chiede questa settimana al Consiglio provinciale, per l’ennesima volta, di agire in modo pragmatico.
Attestati di bilinguismo falsi acquistati sul mercato nero per qualche migliaio di euro, 25 falsificazioni accertate, 22 certificazioni revocate: queste le notizie apparse sulla stampa locale alcune settimane fa. I casi concreti riportati dalla stampa hanno suscitato scalpore: nel 2022, un medico di base di Andriano ha perso il contratto con l’Azienda sanitaria nonostante anni di esperienza professionale, pazienti soddisfatti e una buona conoscenza di entrambe le lingue ufficiali, semplicemente perché non ha superato l’esame linguistico di livello C1. La stessa sorte incombe su un apprezzatissimo medico di famiglia a Colle Isarco. Questi esempi dimostrano che il sistema antepone un certificato alle persone e così non pochi vengono spinti verso l’illegalità per ragioni professionali.
La proposta del Team K si ispira ai modelli di esame linguistico già applicati con successo nei Paesi di lingua tedesca per medici stranieri e personale sanitario: competenze linguistiche di livello B2 per la lingua d’uso comune, integrate da una prova C1 per il personale nell’ambito medico specialistico. Solo così si può raggiungere ciò che conta davvero: le competenze linguistiche nel settore specifico, che rendono possibile la comunicazione con i pazienti necessaria per raccogliere l’anamnesi, discutere i referti e illustrare le opzioni terapeutiche.
«Non si tratta di abbassare il livello linguistico nei singoli settori specialistici», precisa Franz Ploner, «ma di strutturare le competenze linguistiche per questi ambiti in modo che siano applicabili in maniera concreta e orientata alla pratica. Lo stesso assessore provinciale alla Sanità Hubert Messner sottolinea con apprezzamento che la comunicazione nella madrelingua rappresenta il presupposto primario per un’assistenza medica di elevata qualità. Gli esami linguistici attualmente in uso sono troppo rigidi e troppo estranei alla realtà professionale. Necessitano di una riforma strutturale di fondo, orientata all’utenza. Il problema lo avvertiamo ogni giorno da anni, è reale».
Paul Köllensperger aggiunge: «Di fronte a liste d’attesa interminabili, preferisco una o un medico che sappia parlarmi nella mia madrelingua a livello B2 piuttosto che non averne nessuno. I pazienti e molti medici la pensano allo stesso modo. Spetta alla politica rispondere a questa esigenza».



