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Ospitalità a colpi di corsi obbligatori? Il Team K chiede di abolire la formazione obbligatoria per gli affittacamere privati
Da generazioni, gli affittacamere privati dell’Alto Adige fanno sì che gli ospiti non si limitino a visitare il territorio, ma lo vivano davvero. Con la loro ospitalità e il loro impegno personale hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo del turismo. È quindi comprensibile il malcontento nei confronti di una norma che molti interessati considerano lontana dalla realtà: chi avvia una nuova attività di affitto di camere private o la rileva deve frequentare un corso di formazione obbligatorio di 80 ore. Il costo può arrivare fino a 3.000 euro.
Per il Team K, questo obbligo rappresenta un adempimento burocratico inutile. Mentre gli affittacamere privati devono frequentare un costoso corso obbligatorio, agli albergatori, alle pensioni e ai garni non vengono imposti requisiti analoghi. La disposizione si applica inoltre retroattivamente alle persone che hanno avviato l’attività dall’agosto 2022 o che l’hanno rilevata all’interno della propria famiglia. A essere contestati sono anche i costi dei corsi: circa 2.300 euro per gli iscritti all’associazione di categoria e circa 3.000 euro per i non iscritti.
«Gli affittacamere privati sono da generazioni una componente essenziale del turismo altoatesino. Non hanno bisogno di un corso imposto dalla politica per imparare l’ospitalità. Per queste persone, accogliere gli ospiti è praticamente una questione di DNA. Chi ha ospitato turisti per decenni o rileva un’attività di famiglia non diventa né più cordiale né più professionale dopo 80 ore di lezioni obbligatorie. Molti interessati vivono questa norma come una vessazione: deve essere abolita», dichiara Alex Ploner.
A suscitare particolare incomprensione è il fatto che il corso venga offerto a un prezzo decisamente inferiore ai membri dell’associazione degli affittacamere privati rispetto ai non iscritti. Dal punto di vista del Team K, questo alimenta l’impressione di un monopolio di fatto.
«A trarne un vantaggio concreto sembrano essere soprattutto gli organizzatori di questi corsi. È invece difficile comprendere in che modo questa formazione dovrebbe contribuire al dichiarato “rafforzamento della tradizionale locazione di camere private”. La qualità dell’ospitalità viene valutata dal mercato, attraverso le recensioni degli ospiti online. Sarebbe molto più utile individuare, attraverso controlli più rigorosi, gli affitti turistici di breve durata non conformi alla legge, tra cui molti relativi a seconde case, e sostenere i Comuni e la polizia locale nelle attività di controllo», afferma Paul Köllensperger.
A dimostrare quanto la misura sia controversa è il dibattito pubblico: già durante l’estate, 24 organizzazioni turistiche avevano contestato alcuni aspetti della normativa con una lettera aperta. Le critiche riguardavano soprattutto l’applicazione retroattiva e l’obbligo di formazione in caso di passaggio dell’attività all’interno della famiglia.
Per il Team K sarebbe più sensato sostenere i Comuni e la polizia locale nei controlli sugli affitti turistici illegali, anziché gravare di ulteriori costi e nuove pratiche burocratiche proprio quei gestori che da decenni contribuiscono in modo importante al turismo altoatesino.
Categoria: Data: 12/10/2026
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