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A22, la Corte dei Conti parla di “franchi tiratori trentini” nella partita per il mancato riacquisto delle quote societarie in mano ai privati che ha portato alla situazione odierna. Il Team K interroga
Le dichiarazioni del procuratore della Corte dei Conti Marcovalerio Pozzato, rilasciate al Resto del Carlino, gettano pesanti ombre sulla mancata riacquisizione pubblica delle quote detenute dai soci privati di Autostrada del Brennero S.p.A. Il processo sarebbe stato ostacolato da “franchi tiratori appartenenti al contesto trentino”. Un’affermazione grave, che chiama direttamente in causa soggetti interni al sistema politico e istituzionale della regione. Il Team K ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per cercare di fare chiarezza.
Il nodo di tutte le enormi difficoltà che Autobrennero sta incontrando sull’accidentata (e forse ormai compromessa) strada per il rinnovo della preziosissima concessione, hanno una precisa origine. Nel 2002 infatti entrarono nella compagine sociale dei soci privati, rendendo così Autobrennero Spa una società non più interamente in mano pubblica. La conseguenza è stata il venir meno della sicurezza di un rinnovo automatico allo scadere della concessione, purtroppo. Perché, se fino a quel momento Autobrennero era una società con le caratteristiche idonee per essere “in house”, dopo questa decisione deleteria, da parte del Comune di Modena, non lo sarà più – con grave colpa anche degli altri soci pubblici, di cui nessuno ha esercitato il diritto di prelazione. Come mai?
“Franchi tiratori” nella politica, dice il procuratore della Corte dei Conti, ed anche nella stessa amministrazione della società, aggiungiamo noi. Con un CdA che non ha mai visto con favore l’opzione “in house”, anzi che ha sempre lottato strenuamente per evitare che Autobrennero possa essere considerata società pubblica, visto che alcuni stipendi d’oro con la legge Madia sarebbero stati impensabili. E mentre Kompatscher almeno sembrava volere la soluzione pubblica, Fugatti lavorava abbastanza apertamente contro questa ipotesi. Con il risultato che conosciamo: persa la possibilità di rinnovo della concessione in capo ad una società in-house, si va al bando in modalità project financing, con la promessa del diritto di prelazione tipico dei PPP quale salvagente a tutelare Autobrennero. Intanto, per tener buono il Ministro Salvini, si versano le prime quote del Fondo Ferrovia (che contiene ben 800 Mio.) allo Stato che chiede pure gli Extraprofitti, ossia un quota dei guadagni fatti dalla società negli oltre 10 anni di proroga della concessione (scaduta nel 2014), richiesta ovviamente esaudita. Poi il colpo di scena finale: il diritto di prelazione viene cancellato dal bando su pressioni dell’UE, con A22 che si trova penalizzata due volte, avendo già anche dovuto rinunciare all’indennizzo per il mancato esercizio dello stesso diritto di prelazione.
Va ricordato che, nel periodo antecedente il 2020, la prospettiva di una gestione interamente pubblica della concessione attraverso il riacquisto delle quote private era stata indicata come soluzione prioritaria e pressoché irreversibile dagli enti pubblici regionali. Valutazioni economico-finanziarie erano state sviluppate in quel contesto per definire il possibile riassetto societario. Secondo La Corte dei Conti, i soci privati avrebbero chiesto il triplo del valore reale delle loro quote, configurando in caso di acquisto il rischio di danno erariale. Un ostacolo non da poco, ma ad essere decisiva – oltre a quanto pare al ruolo di alcuni franchi tiratori – era la miopia politica, pensare che il Ministro Salvini avrebbe aiutato il Trentino Alto Adige, pensare che si poteva andare al bando nonostante l’enorme rischio che ciò comportava. Nel 2020, il Consiglio regionale aveva approvato a larga maggioranza un ordine del giorno del Team K che sanciva che il rinnovo della concessione per la gestione della A22 sarebbe dovuto passare tramite una società pubblica regionale, mozione che vincolava la giunta in tal senso, proprio per chiudere la porta ad ulteriori tentativi dei franchi tiratori trentini ed alle tergiversazioni dello stesso Fugatti, intento a provare la strada delle proroghe a vantaggio dei soci veneti della A22 in versione società mista pubblico-privato. “Fugatti se ne farà una ragione, ora via alla società in-house per evitare la gara europea. A22 è patrimonio pubblico del nostro territorio e tale deve restare.” era stato il commento di Köllensperger di allora. Ed oggi? Peggio che mai.
“Cosa è accaduto dopo? Perché si è rinunciato a quella strada? Chi ha frenato? I cittadini della Regione hanno diritto a sapere se siano stati messi a rischio risorse pubbliche e interessi collettivi che riguardano una delle più rilevanti infrastrutture del nostro territorio” attacca Paul Köllensperger. Che poi conclude: “Il Team K ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per ottenere risposte: se la Giunta sia a conoscenza delle dichiarazioni di Pozzato e come intenda interpretare il riferimento ai ‘franchi tiratori trentini’; se sia in grado di fornire chiarimenti sui criteri di valutazione delle quote private adottati prima del 2020; se corrisponda al vero che le richieste dei soci privati fossero pari al triplo del valore patrimoniale effettivo e quali elementi abbiano determinato l’abbandono della prospettiva della gestione in house”.
Una cosa resta chiara: i due presidenti della Regione hanno la piena responsabilità politica della situazione creatasi.



