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Fine vita, respinta la mozione di Team K sul coordinamento regionale
Il Consiglio regionale ha respinto oggi la mozione 27/XVII presentata dai consiglieri Franz Ploner, Paul Köllensperger, Alex Ploner e Maria Elisabeth Rieder, che proponeva l’istituzione di un confronto permanente tra le Province autonome di Trento e Bolzano sulle prospettive legislative, organizzative e sanitarie relative al suicidio medicalmente assistito.
La proposta nasceva dalla constatazione che entrambe le Province autonome stanno affrontando il tema del fine vita attraverso percorsi normativi e organizzativi distinti e che, in assenza di una disciplina nazionale organica, appare opportuno favorire il coordinamento istituzionale e lo scambio di informazioni per garantire maggiore omogeneità nell’accesso ai diritti e nelle procedure.
La mozione è stata respinta dopo il parere contrario espresso dal presidente della Regione Arno Kompatscher, secondo il quale un coordinamento regionale in questa materia potrebbe costituire un precedente problematico rispetto alle prerogative legislative e amministrative dei Consigli provinciali.
“Ritengo questa motivazione poco convincente”, dichiara il consigliere Franz Ploner. “La nostra mozione non chiedeva di trasferire competenze dalle Province alla Regione né di limitare l’autonomia decisionale dei Consigli provinciali. Chiedeva semplicemente ciò che la Regione dovrebbe fare per sua natura: favorire il dialogo, il confronto e lo scambio di informazioni tra le due Province autonome su una materia particolarmente delicata. Lo stesso Assessore provinciale alla salute della Provincia di Bolzano ha dichiarato, rispondendo a una mia interrogazione, di voler confrontarsi con la Provincia di Trento sulle prospettive legislative relative al suicidio medicalmente assistito. La nostra proposta andava esattamente in questa direzione: creare una sede istituzionale trasparente nella quale condividere dati, esperienze, modelli organizzativi e valutazioni giuridiche”.
Secondo Ploner, il rischio non è il coordinamento, bensì la sua assenza. “Quando si parla di diritti fondamentali della persona, di autodeterminazione e di accesso a procedure sanitarie particolarmente complesse, il pericolo non è confrontarsi troppo, ma troppo poco. Senza un dialogo strutturato rischiamo di avere approcci differenti, tempi diversi e livelli diversi di tutela tra territori che appartengono alla stessa Regione e condividono molti servizi e politiche sanitarie”.
Nel corso del dibattito in aula Ploner ha inoltre ribadito la necessità di affrontare il tema con rigore e senza sovrapposizioni improprie: “Il suicidio medicalmente assistito, l’eutanasia e le cure palliative sono questioni diverse che meritano di essere trattate con precisione e competenza. La Corte costituzionale ha individuato nella dignità della persona e nell’autodeterminazione principi fondamentali che il legislatore è chiamato a rispettare”.



