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La verità sui contributi familiari della Provincia e quello che non viene detto
L’assessora Pamer ha annunciato questa settimana in una conferenza stampa l’intenzione di rafforzare economicamente le famiglie e di alleggerire il carico fiscale sul ceto medio. Il Team K, analizzando attentamente i dati, dimostra che la realtà è ben diversa: gli aumenti effettivi dell’assegno provinciale per i figli non bastano nemmeno per mezza pizza e l’assegno provinciale per le famiglie rimane invariato, da anni!
«L’assessora Pamer nella conferenza stampa ha annunciato misure che, quando le si rapportano alla singola famiglia, fanno emergere un quadro sconfortante: nonostante il forte aumento del costo della vita, l’assegno provinciale per le famiglie NON viene adeguato all’inflazione. Rimane a 200 € al mese, una cifra che da tempo non compensa ciò per cui era stata pensata», spiega Maria Elisabeth Rieder. In un’interrogazione, l’assessora definisce questa somma «adeguata». Allo stesso tempo si sostiene che le tariffe per l’assistenza ai bambini piccoli siano rimaste stabili da dieci anni – come se nel frattempo le famiglie non dovessero fare i conti con tutti gli altri rincari.
Gli adeguamenti riguardano esclusivamente l’assegno provinciale per i figli e sono minimi. Ecco i dati reali degli aumenti:
- ISEE fino a 15.000 €: +6 € al mese, da 70 a 76 €
- ISEE 15.000–30.000 €: +13 € al mese, da 55 a 68 €
- ISEE 30.000–46.000 €: +5 € al mese, da 55 a 60 €
«Questi aumenti sono ben al di sotto dell’inflazione degli ultimi anni e della crescita reale dei costi che le famiglie si trovano oggi ad affrontare. L’innalzamento della soglia ISEE a 46.000 € viene venduto come una grande misura per il ceto medio, ma è semplicemente ridicolo», afferma la consigliera del Team K. Non aumenta neanche l’assegno provinciale per le famiglie. «I piccoli ritocchi all’assegno provinciale per i figli non rappresentano un sollievo per le famiglie. Ciò che l’assessora vuole spacciare per un grande risultato non basta alle famiglie nemmeno per mezza pizza», conclude Maria Elisabeth Rieder.



