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Qualità dell’apprendimento e competenze linguistiche a scuola: la SVP e i suoi alleati sono responsabili del continuo declino educativo
L’analisi accurata e priva di ideologie dei più recenti dati INVALSI della scuola di lingua tedesca restituisce un quadro deludente in tutte le materie principali. Per Alex Ploner del Team K, la causa non risiede nella presenza di alunni e alunne con background migratorio, bensì nelle scelte politiche in ambito educativo mancate o errate da decenni.
«I numeri parlano chiaro. Il problema non è la percentuale di bambini con background migratorio, nettamente inferiore rispetto alla scuola di lingua italiana, che tra l’altro considera queste criticità in misura molto minore e non vede spettri dove non ce ne sono. Altri Paesi europei, come la Spagna, con quote di immigrazione ben più elevate, ottengono risultati decisamente migliori sia nelle competenze linguistiche sia negli apprendimenti in generale», sottolinea Alex Ploner.
A cosa è quindi riconducibile questo evidente fallimento educativo, ora ulteriormente confermato dai risultati INVALSI? Gli esperti affermano che i fattori in gioco sono molteplici. Tuttavia, i dati mostrano chiaramente che i deficit linguistici non riguardano esclusivamente, e non sempre, gli alunni con background migratorio, che imparano il tedesco più tardi e come seconda o terza lingua, ma anche molti studenti altoatesini. Basta guardare alle valli periferiche per capire che il problema non sta nella presenza di bambini di origine straniera, bensì sia dovuto alla mancanza complessiva di occasioni reali per parlare il tedesco standard in famiglia e nella vita quotidiana. In questo contesto, la Hochsprache finisce per diventare quasi una prima lingua straniera. I giovani non vengono adeguatamente sostenuti né nella lingua di Goethe né in quella di Dante. La scarsa esposizione linguistica genera uno svantaggio educativo evidente, che si riflette anche nelle differenze tra i vari ordini scolastici: gli studenti dei licei ottengono risultati migliori perché beneficiano di una formazione linguistica più intensa.
«Questa situazione può essere superata soltanto mettendo fine ai dibattiti ideologici e investendo finalmente nello sviluppo scolastico, in una didattica linguistica moderna, in tecnologie inclusive – un settore in cui, secondo ISTAT, siamo fanalino in coda in Italia – e in personale qualificato per il tedesco come lingua straniera (DAZ). Quest’ultimo viene sempre più spesso impiegato per coprire ore mancanti destinate ai bambini con certificazione 104 (alunni con disabilità), con ulteriori ricadute negative sull’inclusione. La SVP deve finalmente assumersi la responsabilità di una politica educativa insufficiente e arretrata da decenni. È ora di uscire dal vicolo cieco del tradizionalismo e costruire una scuola moderna, innovativa, multilingue e davvero inclusiva. Dobbiamo abbattere le barriere culturali insieme a docenti ed esperti, non crearne di nuove», afferma convintamente Alex Ploner.



