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Sovranità digitale: un primo sì in Consiglio, ma l’Alto Adige resta fortemente dipendente da Microsoft
L’Europa ha impiegato anni per comprenderlo: oggi l’indipendenza non è solo militare ed energetica, ma anche digitale. È una questione geopolitica, non tecnica, e riguarda la capacità di governi e istituzioni di mantenere il controllo su infrastrutture, dati e processi fondamentali. Su questo tema, ieri in Consiglio provinciale si è registrato un primo segnale positivo. È stato infatti approvato il punto della mozione presentata da Paul Köllensperger che chiede di orientare la strategia informatica della Provincia verso piattaforme europee, in linea con la “Dichiarazione per la sovranità digitale europea”.
Un riconoscimento importante del problema, che dimostra come il tema della sovranità digitale sia finalmente entrato nel dibattito politico provinciale. Tuttavia, la maggioranza ha respinto tutte le misure concrete che avrebbero trasformato questo principio in una reale strategia di riduzione della dipendenza dalle Big Tech statunitensi, una dipendenza che in Alto Adige è particolarmente marcata, soprattutto nei confronti di Microsoft.
“Oggi è stato fatto comunque un passo nella direzione giusta”, commenta il primo firmatario della mozione, Paul Köllensperger. “È positivo che in futuro si punterà maggiormente su piattaforme europee, ma nei fatti si continua a rafforzare una dipendenza quasi totale da Microsoft. Proprio in questi mesi stiamo cementificando questa scelta, rendendo ogni futura inversione di rotta sempre più complessa e costosa”.
“Puntare su piattaforme straniere comporta un deflusso di investimenti. Abbiamo un’università informatica a Bolzano, perché non costruire un centro di competenze per la sovranità digitale e permettere ai nostri giovani di lavorare qui su progetti? Alla giunta chiedi un po’ di coraggio e di fantasia. Parliamo di brain gain – allora cosa aspettiamo?” sostiene Köllensperger.
Accanto al primo punto approvato, la mozione conteneva una serie di proposte operative e di stringente attualità, che la maggioranza non ha voluto sostenere: introdurre la sovranità digitale come criterio esplicito negli appalti pubblici per progetti informatici; garantire che l’archiviazione dei dati avvenga in Europa senza possibilità di accesso da parte di autorità extraeuropee; informare in modo trasparente i cittadini sull’uso dei loro dati nelle applicazioni di intelligenza artificiale; eliminare gradualmente nelle scuole le licenze per le piattaforme Microsoft, sostituendole con soluzioni open source che collaborano con servizi cloud europei; rafforzare le competenze digitali degli studenti e introdurre la sovranità digitale come competenza di base.
“È sconcertante che, proprio in una fase di forti tensioni geopolitiche, ci si fermi alle dichiarazioni di principio”, osserva Köllensperger. “Gli ultimi anni hanno dimostrato quanto la concentrazione di potere nelle mani di pochi colossi digitali possa tradursi in un fattore di pressione politica ed economica. La dipendenza digitale non è un tema teorico, ma un rischio strategico concreto, anche per le autonomie”.
Il tema diventa ancora più delicato se si guarda al settore dell’istruzione. “Nella scuola italiana esistono da oltre vent’anni soluzioni open source di altissimo livello, come FUSS, riconosciute e pluripremiate”, conclude Köllensperger. “Eppure anche qui si continua a puntare in modo quasi esclusivo su Microsoft Office, persino per gli alunni. Così non formiamo cittadini digitalmente sovrani, ma utenti dipendenti. Se vogliamo davvero preparare i giovani al mondo che cambia, la sovranità digitale deve diventare una materia di insegnamento e non uno slogan”.
L’approvazione del primo punto della mozione rappresenta dunque un primo segnale, ma resta evidente che senza decisioni coraggiose e scelte strutturali l’Alto Adige continuerà a muoversi nel solco di una dipendenza tecnologica che altri territori europei stanno già cercando di superare.



