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Autobrennero: una società pubblica che fugge dal pubblico, con il silenzio della Regione
La risposta del Presidente Kompatscher all’interrogazione n. 189/XVII rappresenta l’ennesima fuga dalla responsabilità politica sul caso Autostrada del Brennero S.p.A. Nessuno ha mai chiesto alla Regione di sostituirsi ai giudici o di interferire nei procedimenti giurisdizionali in corso. Richiamare, come fa il Presidente, l’autonomia delle Autorità giudiziarie significa non rispondere alla domanda posta e rifugiarsi dietro un argomento formalmente corretto ma sostanzialmente fuori tema.
Il punto politico è un altro, ed è grave: il Consiglio di amministrazione di una società a capitale pubblico maggioritario ha promosso un’azione giudiziaria contro lo Stato e contro l’ISTAT per non essere qualificata come società pubblica, con l’obiettivo esplicito di sottrarsi ai vincoli di finanza pubblica, agli obblighi di trasparenza, ai controlli contabili e alle regole di contenimento della spesa.
Di fronte a questa scelta strategica, che incide direttamente sulla natura pubblica della società e sul controllo democratico di un’infrastruttura essenziale, il maggiore azionista pubblico sceglie di non assumere alcuna posizione. Non una valutazione politica. Non una presa di distanza. Non un atto di indirizzo.
Limitarsi a dire che “non è possibile assumere alcuna posizione” equivale, nei fatti, ad avallare passivamente la linea del CdA, rinunciando al ruolo che compete alla Regione non solo in termini formali, ma soprattutto in termini di responsabilità istituzionale verso i cittadini. Qui non è in discussione l’esito del contenzioso, che spetta ai giudici. È in discussione la legittimità politica di una strategia societaria che mira a trasformare Autobrennero in una sorta di soggetto ibrido: pubblica quando conviene, privata quando si tratta di controlli, trasparenza e vincoli.
Ancora una volta, come già avvenuto nelle risposte alle interrogazioni precedenti, il Presidente Kompatscher evita accuratamente di affrontare il nodo centrale: è accettabile che una società pubblica promuova azioni legali per ridurre il controllo pubblico su se stessa, senza che il socio di maggioranza dica una parola?
Questa non è neutralità istituzionale. È rinuncia alla funzione di indirizzo, è svuotamento del ruolo dell’assemblea pubblica, è accettazione di una progressiva sottrazione di Autobrennero a ogni forma di rendicontazione democratica. Se questa è la linea della Giunta, allora occorre dirlo con chiarezza: la Regione non intende esercitare fino in fondo il proprio ruolo di socio pubblico di riferimento e accetta che una infrastruttura strategica venga gestita come se l’interesse generale fosse un vincolo fastidioso da aggirare, anziché il principio guida da tutelare.
Ed è proprio questa, oggi, la vera questione politica.



