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Comunità trentine all’estero: il Consiglio regionale approva il voto al Parlamento del Team K
48 voti favorevoli, 3 astenuti, nessun contrario. La Regione chiede di ripristinare la piena trasmissibilità della cittadinanza per i discendenti degli emigrati trentini, altoatesini, sudtirolesi e giuliani.
Il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol ha approvato oggi, con 48 voti favorevoli, 3 astensioni e nessun voto contrario, un voto rivolto al Parlamento e al Governo italiano per tutelare i diritti dei discendenti degli emigrati partiti prima del 1920 dai territori dell’antico Tirolo italiano e della Venezia Giulia.
Il voto, approvato con ampio consenso trasversale, nasce dalla necessità di fare fronte agli effetti del Decreto-Legge 28 marzo 2025, n. 36, che ha introdotto restrizioni significative alla trasmissione della cittadinanza italiana, penalizzando in modo particolare proprio i discendenti delle comunità trentine, altoatesine, sudtirolesi e giuliane nel mondo.
Un legame vivo: lo ius culturae come realtà concreta
Nel corso della discussione è emerso con forza un elemento che va oltre la dimensione giuridica: il legame culturale tra le comunità trentine all’estero — in particolare quelle in Brasile — e la loro terra d’origine non è indebolito dal tempo, ma è rimasto straordinariamente vitale. Migliaia di discendenti degli emigrati parlano ancora oggi l’italiano e il dialetto trentino, custodiscono tradizioni, mantengono reti di rapporto con il Trentino. Non si tratta di nostalgia: si tratta di identità.
È questo lo ius culturae nella sua forma più autentica: non un concetto astratto, ma una trasmissione generazionale di lingua, memoria e appartenenza che attraversa l’oceano. La forza di questo legame è stata riconosciuta nel dibattito anche da esponenti della maggioranza, a conferma che su questo tema il Consiglio regionale parla con una sola voce.
La discussione ha posto in luce come il riconoscimento della cittadinanza per queste comunità non sia un atto puramente formale, ma il riconoscimento di un’identità che esiste, che si trasmette e che merita tutela. Negarlo significa ignorare una realtà culturale documentata e viva. Ma i legami culturali non sono solo un valore in sé: sono la premessa indispensabile per costruire e sviluppare relazioni economiche e commerciali durature. I rapporti fondati sulla fiducia reciproca e sulla conoscenza profonda dei territori sono storicamente i più solidi e fecondi. A maggior ragione oggi, in una fase di crescente tensione geopolitica internazionale, in cui consolidare la presenza nei mercati dell’area Mercosur rappresenta un’opportunità strategica che il Trentino non può permettersi di trascurare. Le comunità di origine trentina in Brasile e negli altri Paesi sudamericani sono in questo senso una risorsa preziosa: ponti naturali tra il nostro territorio e quei mercati, costruiti nel tempo attraverso storia, lingua e appartenenza condivisa.
Le richieste al Governo e al Parlamento
Il voto approvato impegna Parlamento e Governo a riconsiderare le modifiche introdotte dal D.L. 36/2025 e a ripristinare la piena trasmissibilità della cittadinanza italiana per i discendenti delle comunità trentine, altoatesine, sudtirolesi e giuliane che hanno ottenuto la cittadinanza ai sensi della Legge 14 dicembre 2000, n. 379 — la legge che aveva già sanato una prima storica disparità di trattamento nei confronti degli emigrati dai territori ex austro-ungarici.
Le nuove norme hanno creato una situazione paradossale: minori nati prima del 24 maggio 2025 e non ancora registrati presso i consolati si sono ritrovati privati della cittadinanza italiana, senza possibilità di recuperarla attraverso le procedure ordinarie previste per gli altri casi. Una discriminazione inaccettabile, che il Consiglio regionale chiede con forza di rimuovere.



