This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.
Inclusione in base al gruppo linguistico: quando il supporto dipende dall’ appartenenza linguistica
La risposta dell’assessore provinciale all’istruzione Philipp Achammer a un’interrogazione di Alex Ploner (Team K) conferma una realtà preoccupante: il sostegno ai bambini con disabilità in Alto Adige non è regolato in modo uniforme, ma dipende in larga misura dal sistema scolastico linguistico di riferimento e da decisioni locali.
Mentre nel sistema scolastico tedesco e ladino sono previste quote minime fisse per gli insegnanti di integrazione – sebbene tali quote differiscano tra loro – in intendenza scolastica italiana non esistono criteri oggettivi stabiliti per l’assegnazione. L’uso concreto delle risorse è lasciato – come negli altri sistemi – alla discrezionalità delle singole direzioni scolastiche.
Ne deriva che le ore di inclusione non costituiscono un diritto individuale garantito, bensì fanno parte di un contingente complessivo gestibile dalle diverse scuole. Le ore possono essere ridotte, spostate o assegnate ad altri studenti – senza linee guida uniformi a livello provinciale e senza un controllo centralizzato efficace.
«Ciò significa che il diritto al sostegno non dipende principalmente dal bisogno del bambino, ma dai sistemi amministrativi, dall’appartenenza linguistica e dalle condizioni locali. Questo non è compatibile con una scuola inclusiva», attacca Alex Ploner.
Particolarmente problematico è il fatto che la Giunta provinciale deleghi le responsabilità alle scuole, senza però definire standard qualitativi vincolanti. Le famiglie riferiscono di ore ridotte senza spiegazioni, gli insegnanti di un sovraccarico nella didattica, ma l’amministrazione provinciale non si ritiene responsabile di questi disservizi.
«L’inclusione non può essere una lotteria. Chi promette pari diritti deve garantire anche standard minimi equi – indipendentemente dall’ufficio scolastico o dalla lingua. Ricevo continuamente segnalazioni dalle scuole: ore cancellate senza spiegazioni, famiglie senza risposte, insegnanti sopraffatti dal carico di lavoro e responsabilità. Questa è una realtà che non può più essere ignorata», afferma Alex Ploner.
Il Team K invita la Giunta provinciale a definire con urgenza criteri trasparenti e uniformi a livello provinciale per l’assegnazione delle ore di integrazione e a porre al centro il fabbisogno individuale di sostegno dei bambini.



