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La democrazia non si ferma davanti ai municipi: la maggioranza respinge le garanzie per la partecipazione dei cittadini nei comuni
Chi presenta una petizione vuole essere ascoltato, non vedere le proprie istanze scomparire in un archivio. Chi si impegna per il proprio comune si aspetta trasparenza e una partecipazione reale. Di questo si è discusso oggi in commissione legislativa del Consiglio regionale: la partecipazione dei cittadini deve essere un diritto democratico effettivo oppure dipendere dalla volontà politica delle singole amministrazioni comunali?
Il disegno di legge n. 30 del Team K, co-firmato dal gruppo dei Verdi, volto a rafforzare le petizioni e la partecipazione civica, è stato respinto dalla maggioranza politica. Il testo prevedeva garanzie democratiche fondamentali: maggiore trasparenza nella gestione delle petizioni, l’obbligo per il Consiglio comunale di esaminarle prima di un’eventuale archiviazione, una migliore informazione sui diritti di partecipazione dei cittadini, una verifica periodica dell’efficacia degli strumenti di partecipazione esistenti.
Al centro del dibattito in commissione c’è stata la concezione dell’autonomia comunale. Mentre i rappresentanti dei comuni e della Svp vogliono lasciare ai singoli comuni la definizione degli strumenti di partecipazione, per il Team K non si tratta di una questione organizzativa, bensì di diritti democratici. Secondo loro, un’autonomia forte necessita di cittadine e cittadini attivi e informati. Il disegno di legge si ispirava inoltre al Protocollo addizionale alla Carta europea dell’autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari degli enti locali, ratificato dall’Italia nel 2023.
“Chi prende sul serio l’autonomia deve prendere sul serio anche i diritti di partecipazione dei cittadini. Un comune è vitale quando le persone hanno la possibilità di assumersi responsabilità, portare idee e contribuire alle decisioni politiche. Trovo particolarmente problematica l’idea che le petizioni possano essere archiviate senza un esame politico da parte dei Consigli comunali”, dichiara Alex Ploner.
Concretamente, la legge avrebbe previsto che, dopo l’esame di una petizione, venga redatta una relazione motivata da presentare al consiglio comunale prima che la questione possa essere archiviata. Le cittadine e i cittadini avrebbero dovuto poter capire come è stata trattata la loro richiesta, quale esito ha avuto l’esame e quale posizione hanno assunto in merito i rappresentanti eletti.
“Una petizione non può essere trattata come una formalità. Chi invita i cittadini a partecipare deve anche garantire che le loro richieste vengano prese sul serio. La democrazia vive di trasparenza, responsabilità e della fiducia che la partecipazione possa davvero produrre un effetto”, afferma Alex Ploner.
Per il Team K resta quindi aperta una domanda centrale: l’autonomia comunale significa soprattutto libertà decisionale per le amministrazioni e i mandatari politici, oppure la capacità di una comunità di costruire insieme il proprio futuro? La discussione proseguirà ora in Consiglio regionale.



