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Norme di attuazione senza luce: respinto l’accesso agli atti dopo 50 anni di segreti
Con 28 voti contrari e 26 favorevoli, il Consiglio regionale ha respinto di misura la proposta di voto 4/XVII del Team K volta a introdurre trasparenza e accessibilità su uno dei luoghi più rilevanti – e più opachi – dell’autonomia: le Commissioni paritetiche dei Dodici e dei Sei.
La motivazione fornita dall’assessore Locher, a nome della Giunta, è stata tanto sintetica quanto rivelatrice: la proposta sarebbe “troppo complessa” e vi sarebbero soluzioni più semplici. Una giustificazione che, nei fatti, si traduce nell’ennesimo rinvio e nella conferma dello status quo. Il punto politico è però ben più profondo.
Dal 1973 ad oggi, le Commissioni paritetiche hanno elaborato circa 190 norme di attuazione dello Statuto di autonomia, incidendo in modo determinante sull’evoluzione delle competenze e sull’equilibrio tra Stato e autonomie. Eppure, l’enorme patrimonio documentale – fatto di dossier, pareri, relazioni, verbali – resta sostanzialmente inaccessibile ai consiglieri regionali, agli studiosi e ai cittadini.
Una situazione che contrasta apertamente con i principi fondamentali di una democrazia moderna: trasparenza delle decisioni pubbliche; accessibilità delle informazioni; controllo democratico sugli atti che incidono sull’autonomia. Oggi, nel pieno dell’era digitale, mentre istituzioni di ogni livello si dotano di banche dati avanzate e strumenti di consultazione aperti, il cuore normativo dell’autonomia speciale continua a rimanere chiuso, come nel libro dei sette sigilli.
Ancora più contraddittorio è il fatto che, solo pochi mesi fa, il Presidente della Regione Arno Kompatscher avesse dichiarato in aula che “non c’è nulla da nascondere” e che la trasparenza è un valore condiviso. Parole che oggi risultano smentite dai fatti.
La proposta del Team K non introduceva alcuna rivoluzione, ma un principio minimo di civiltà istituzionale: digitalizzare, conservare e rendere accessibile – almeno ai consiglieri – il patrimonio documentale che accompagna le norme di attuazione dello Statuto. Respingerla significa mantenere un sistema opaco, in cui decisioni cruciali per l’autonomia continuano a maturare senza strumenti adeguati di conoscenza e controllo.
Tuttavia, il margine ristretto con cui la proposta è stata bocciata dimostra che una sensibilità diversa sta emergendo all’interno del Consiglio. Proprio questo dato consente di guardare con fiducia alla possibilità che, in un futuro prossimo, si possa finalmente intervenire per colmare questo grave vulnus istituzionale, riportando trasparenza e accountability al centro del funzionamento dell’autonomia.



