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Osservatorio antimafia: bocciata una proposta di buon senso per la prevenzione. Team K: “Negare i rischi non li elimina”
Il disegno di legge (14/XVII) per l’istituzione di un Osservatorio regionale sul contrasto alla criminalità organizzata e la promozione della cultura della legalità è stato respinto in Prima Commissione legislativa con 6 voti contrari e 5 favorevoli. Il Team K stigmatizza il voto che considera politicamente miope e privo di solide argomentazioni. La proposta andrà comunque in consiglio regionale a cui spetta l’ultima parola.
«La maggioranza ha respinto con motivazioni molto vaghe. La presunta assenza di competenze legislative regionali non regge come argomento», afferma il capogruppo Paul Koellensperger. «anche perché tutte le Regioni tranne la nostra hanno analoghi organismi. L’Osservatorio ovviamente non avrebbe funzioni repressive — che spettano allo Stato — ma compiti di analisi, monitoraggio e supporto alle funzioni legislative e amministrative: esattamente l’ambito in cui la Regione e le Province autonome hanno piena titolarità.» La Regione Lombardia, per fare un esempio concreto, monitora presso i Comuni i requisiti nel procedimenti di rilascio di concessioni edilizie in sanatoria, mentre il Comitato tecnico-scientifico in materia di contrasto e prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata si occupa di sensibilizzazione nelle scuole, presso le imprese e gli Enti locali.
Chi pensa che la nostra regione e le due province siano immuni al fenomeno della criminalità organizzata si sbaglia, purtroppo. Anzi, la bocciatura appare particolarmente grave alla luce dei fattori che rendono il territorio del Trentino-Alto Adige/Südtirol esposto, al pari di altri contesti del Nord Italia, a rischi di infiltrazione criminale: l’elevata attrattività per investimenti, la concentrazione di risorse pubbliche in settori strategici come appalti, infrastrutture e turismo, la presenza di flussi finanziari legati a fondi europei, la dimensione transnazionale dei fenomeni criminali e il rischio corruttivo in contesti con scarsa alternanza politica. Inchieste giudiziarie e studi accademici dimostrano che anche territori percepiti come “virtuosi” non sono immuni.
«È nella natura di chi esercita il potere voler ampliare i margini di discrezionalità, fino a renderli arbitrari. Ma questa tendenza, comprensibile come dinamica politica, espone la comunità a rischi tutt’altro che marginali», osserva Koellensperger. «Rinunciare a strumenti di conoscenza e controllo non è una scelta neutrale: significa scegliere di non voler vedere. E negare il problema non lo elimina — significa, piuttosto, esporsi maggiormente ai rischi».
Sia la Commissione parlamentare bicamerale antimafia sia la Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative regionali hanno in passato raccomandato a tutte le Regioni di dotarsi di strumenti strutturati di analisi e prevenzione, come osservatori o commissioni antimafia dedicate. Ignorare queste indicazioni, in un territorio con il profilo di rischio del Trentino-Alto Adige/Südtirol, è una scelta che richiede quantomeno una spiegazione.
Il Team K continuerà a sostenere la necessità di strumenti di prevenzione e trasparenza, nella convinzione che legalità e qualità della democrazia siano indissolubilmente legate. «La sicurezza non si costruisce solo con la repressione, ma anche — e soprattutto — con la capacità delle istituzioni di vedere, comprendere e prevenire.»



