This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.
Sicurezza a Bolzano: dopo un anno, una promessa tradita
Non lo diciamo noi per polemica: basta leggere i giornali, basta accendere la televisione. Risse, episodi di violenza, tensioni nel cuore del centro storico, settimana dopo settimana. E più persone in strada. Tra cui lavoratori. La sicurezza reale è peggiorata. Una realtà che i bolzanini meritano di vedere riconosciuta, non minimizzata. Eppure chi aveva fatto della sicurezza la propria bandiera oggi chiede aiuto a Roma: un’ammissione di resa.
A peggiorare le cose, questa amministrazione ha scelto di ridurre la prevenzione sociale: meno presidio educativo, meno accompagnamento delle persone più fragili, meno lavoro silenzioso che intercetta il disagio prima che diventi degrado. Si è puntato quasi solo sulla repressione, dimenticando che la sicurezza vera nasce anche da lì — e i risultati di questa scelta sbilanciata sono sotto gli occhi di tutti.
E qual è la “grande soluzione” proposta? Un CPR. Una struttura che, a nostro avviso, non dovrebbe essere realizzata: perché inefficace e disumana.
Le persone che usciranno dal centro senza essere rimpatriate resteranno comunque a Bolzano, spesso in condizioni peggiori dopo mesi di detenzione amministrativa. Nel frattempo, la gestione della struttura assorbirebbe in modo permanente uomini e risorse delle forze dell’ordine, sottraendole alle strade e ai quartieri, proprio dove i cittadini chiedono più presenza e sicurezza. Non una soluzione, quindi, ma un problema in più: per le persone e per Bolzano.
La sicurezza non è uno slogan elettorale: è il diritto di una madre, di un anziano, di un ragazzo di sentirsi al sicuro a casa propria. Dopo un anno serve meno propaganda e più ascolto — prevenzione, presidio del territorio, inclusione sociale e interventi mirati delle forze dell’ordine. Perché governare significa prendersi cura dei problemi delle persone. Non spiegare, un anno dopo, perché non si è riusciti a risolverli.



